1 GENNAIO 2011 ore 16,00
presso Teatro comunale di Ferrara
Il repertorio del Concerto di Capodanno 2011 dell’Orchestra a Plettro GINO NERI, verte sulla produzione musicale che coinvolge i festeggiamenti del 150° dell’unità nazionale italiana. L’esecuzione si divide in due parti distinte, la prima prettamente strumentale, e, la seconda, grazie alla partecipazione dell’Accademia Corale VITTORE VENEZIANI, sinfonico corale.
Nella prima parte si collocano brani che appartengono alla musica operistica, Inni e Canti del risorgimento, e musica originale. Dopo l’apertura con l’Inno di Mameli, su musica di Michele Novaro e testi di Goffredo Mameli, è prevista l’esecuzione della Sinfonia dall’opera Norma di Vincenzo Bellini, partitura scelta non a caso, in quanto il compositore catanese, rappresenta il prototipo dello stile romantico italiano dei primi decenni dell’800; all’interno dell’opera si trovano spesso citazioni che trovano un parallelo con la situazione politica italiana del periodo pre-risorgimentale, e in alcuni cori è già presente quello spirito rivoluzionario e patriottico che accompagna la rivalsa del popolo italiano sulla dominazione straniera. Si prosegue quindi con un omaggio alla figura di Giuseppe Garibaldi, attraverso l’esecuzione dell’Inno di Garibaldi, composto da Alessio Olivieri, ed abbinato alla scelta di un brano di Amilcare Ponchielli, Sulla tomba di Garibaldi, Elegia Op. 160, composta proprio in occasione della scomparsa dell’eroe dei due mondi; la scelta non è casuale, in quanto la composizione di Ponchielli è basata proprio sugli incipit tematici dell’inno composto da Olivieri.
Si passa quindi attraverso il cinema, che in molte pellicole ha immortalato il periodo storico delle guerre di indipendenza italiana, uno su tutti Il Gattopardo, film di Luchino Visconti con musiche di Nino Rota. Nella pellicola una delle ultime scene è centrata su di una festa da ballo, in cui vengono eseguiti due valzer: uno composto da Verdi, rispolverato adattato e arrangiato da Nino Rota (Valzer brillante), il secondo originale composto dallo stesso Rota (Valzer del Commiato); questo vuole essere un doppio omaggio, in quanto nel 2011 ricorre il centenario della nascita del compositore milanese.
Si continua con uno sguardo alla Prima Guerra Mondiale, in quanto storicamente inquadrata come ultima guerra del risorgimento, ciò dovuto alle ultime annessioni territoriali di suolo italiano; duplice perché l’esecuzione della celebre Canzone del Piave di E. A. Mario (in realtà pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta), venne eseguita nelle trincee del nord Italia proprio con un mandolino; a seguire un brano originale per Orchestra a Plettro, Piccoli Eroi di Giuseppe Manente, dedicata espressamente ai caduti della Grande Guerra.
Chiude la prima parte del programma una composizione di musiche popolari Addio mia bella addio, arrangiata e strumentata da Stefano Squarzina; il brano ha il carattere di una raccolta, dentro alla quale si trovano tre celebri melodie del risorgimento: La bandiera del tricolore, L’addio del volontario e la celebre Bella Gigogin.
La seconda parte del programma è dedicata interamente a Giuseppe Verdi. Ovviamente non si poteva escludere il cigno di Busseto dato che il suo nome è praticamente legato a tutta la vicenda del Risorgimento italiano; questo dovuto ad una serie di motivi, tra cui: la scelta dei libretti, i quali riflettevano la situazione politica italiana, quindi spesso figure di popoli oppressi da invasori; in conseguenza a questo la presenza di grandi masse corali che identificavano unità di popolo; inoltre il fatto stesso che l’acrostico di Verdi, all’epoca, aveva assunto un significato ben preciso, VIVA VERDI stava a significare VIVA Vittorio Emanuele Re Di Italia, e non per ultimo, ricordiamo il fatto che il compositore fu uno dei membri del primo parlamento del Regno d’Italia.
Ciò premesso tutta la seconda parte è dedicata ai cori verdiani, divisi in tre gruppi: il primo con I Lombardi alla prima crociata, con O Signore dal tetto natìo a cui segue il Coro della Processione del terzo Atto; il secondo con Patria oppressa dal Macbeth, ed infine, Nabucco, con Gli arredi festivi del primo Atto e l’immancabile Va pensiero del terzo Atto.
A chiusura dell’esecuzione, ovviamente di nuovo l’Inno di Mameli, questa volta però con l’ausilio del canto, quasi a chiudere un cerchio.
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